sabato 18 gennaio 2014

Le bombe terroriste nel Daghestan e in Libano: ma tutto riconduce alla crisi siriana





Soso

Le bombe terroriste ormai bersagliano regolarmente il Libano multiconfessionale e plurietnico: gli innocenti barbaramente uccisi servono a lacerare, lungo linee di frattura settarie, il tessuto sociale di uno dei popoli più civili della Regione. L'evidenza giudiziaria ha ormai fatto emergere le responsabilità saudite di questa vera e propria aggressione militare, condotta dall'esterno del Libano con formazioni e metodi assolutamente criminali e fuori da qualsiasi diritto internazionale. 

Se la Guardia Nazionale Egiziana, i Partiti Nasseriani e altre forze nazionaliste hanno dichiarato la loro mobilitazione per intervenire in Siria a fianco dell’Esercito Nazionale di Assad nella lotta contro i kaedisti stranieri, significa che ciò che accade in Siria è anche e manifestamente il frutto di un'odiosa manovra occidentale e che i gruppi estremisti scatenati contro il paese arabo costituiscono solo la prima linea, in questa guerra di aggressione neo-colonialista. Ma la strategia con cui alcuni paesi occidentali conducono l'aggressione, permette di esporre la sola Ryhad alla reazione degli stati legittimi e rappresentati nelle istituzioni internazionali. È evidente infatti che i volontari egiziani in partenza per la Siria hanno la piena copertura istituzionale dello Stato Egiziano, la cui nuova Costituzione mette definitivamente al bando l'Islam politico. La logica conseguenza strategica del nuovo orientamento Egiziano, comporta di fatto l'apertura di un nuovo fronte di ostilità ad ovest per Ryhad, che ha già provocato un fronte nord Siriano-Irakeno e inevitabilmente un fronte Est Iraniano.

Ma se per il presidente Putin è provato che "tutte le piste portano allo stesso paese che gestisce le cellule terroristiche” che stanno insanguinando la Siria, il Medioriente e il Caucaso, l'ultimatum consegnato a Ryhad da una delegazione russa rappresenta una "Linea Rossa" che è già stata superata con le bombe nel Daghestan. Se diversi servizi di sicurezza europei oggi operano a Damasco, collaborando con le istituzioni della Repubblica Araba Siriana, ormai convinti che non c'è alternativa alla leadership del presidente al Assad, significa che l'estremismo islamico è una minaccia non solo per il Medio Oriente ma per tutto il mondo. È ormai evidente quindi che tutti devono contribuire per opporsi al wahabismo ed estirparlo, ma soprattutto è oggi chiarissimo che il cerchio si stringe e la dinastia reazionaria saudita è sempre più isolata ed esposta, nella guerra di aggressione e illegale, portata avanti contro il Libano, la Siria, l'Irak e la Federazione Russa. Se i fattori considerati sono realistici, il fallimento di una strategia criminale pluriennale può rappresentare la miccia per la conseguente sollevazione di interi popoli che circondano il fulcro ormai manifesto di una odiosa e pervicace politica di minaccia alla pace e ad istituzioni internazionalmente riconosciute. Tutti questi fattori portano a considerare come possibili ulteriori e non prevedibili eventi bellici, che potrebbero anche non rimanere circoscritti al solo Medio Oriente.

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