lunedì 2 dicembre 2013

Non solo l'Ucraina. Anche la Turchia sta per voltare le spalle al blocco euro-atlantico



Soso

Jabat Nusra, la componente kaedista più radicale della guerra siriana, ha dichiarato la Jihad anche contro la Turchia. Questo fatto nuovo, di rilevanza ancora tutta da considerare e non solo sul piano militare, chiarisce però immediatamente almeno un paio di cose: la Turchia di Erdogan sta evidentemente sottraendo il suo supporto logistico alla componente kaedista dell'invasione contro la Siria. Soprattutto, però, questo avviene mentre la pressione dell'esercito nazionale siriano sul fronte nord, contiguo alla frontiera turca, è evidentemente a un passo dal concludere una svolta strategica, non più recuperabile per i kaedisti soprattutto ad Aleppo. Senza questa metropoli ed una grande area significativa, il blocco occidentale che aveva minacciato di intervenire a fine agosto, non avrebbe in futuro più l'appiglio "primaverile" attuato con successo sul modello Bengasi in Libia. 

La mossa turca quindi non solo prende atto dei rapporti di forza sul campo, ma contribuisce a determinare un mutamento radicale foriero di conseguenze, per tutta la regione. Sgominato il fronte nord, l'esercito siriano potrà concentrarsi all'est in una nuova iniziativa combinata con le forze irachene, saldando così l'Antemurale Eurasiatico Teheran-Baghdad-Damasco-Beirut, capolavoro e bastione avanzato della ristrutturazione strategica russa. Soprattutto potrà schierare a sud le proprie forze più numerose ed efficienti, che concluderanno inevitabilmente la guerra. In vista del fallimento di almeno un triennio di aggressioni congiunte contro il legittimo stato nazionale siriano, Erdogan si appresta quindi ad allontanarsi dalla stessa compagine internazionale, che ha causato la guerra: a San Pietroburgo, ha infatti chiesto a Putin l'ingresso della Turchia nel Gruppo di Shangai, la Nato dell'Est più nota come SCO (l'alleanza tra Cina, Russia ed ex repubbliche sovietiche). Come avverrebbe questo passaggio di campo? Cosa farebbe la Nato dell'Ovest, di fronte alla defezione di un alleato storico, secondo in potenza militare solo agli Stati Uniti?

Come reagirebbe il vasto schieramento islamista, che in Erdogan ha visto un proprio grande esponente il quale, dopo un periodo di successi socio-economici, ha condotto la Turchia ad inimicarsi tutti i propri vicini? Cosa avverrebbe nel grande gioco dei giacimenti di gas e petrolio del Mediterraneo orientale? Quale il percorso, nel riavvicinamento all'Iran e all'Iraq, prodromo della riappacificazione con la Siria? Che fine farà la politica di compromesso con i Curdi? Queste sono solo alcune delle domande che gli eventi di oggi ci portano a far emergere. La Turchia non è l'unico grande Stato che oggi sembra voler voltare le spalle al blocco euro-atlantico. L'altro è l'Ucraina. Evidentemente il paradiso non è qui...

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