venerdì 24 ottobre 2014

Il libro di Griner sulle "anime nere": chi erano gli stupratori del Circeo



Di seguito ampi stralci del capitolo "I fatti del Circeo" dall'ultimo libro di Massimiliano Griner "Anime nere. Personaggi, storie e misteri dell'eversione di destra" (Sperling & Kupfer)

"Una delle foto simbolo della violenza degli anni Settanta l'ha scattata il fotografo del Tempo Antonio Monteforte. La sera del primo ottobre 1975 la sua radio era sintonizzata, come al solito, sulle frequenze della polizia. Aveva captato una richiesta di intervento per uno strano 'miagolio' che proveniva dal bagagliaio di una Fiat 127 parcheggiata in via Pola, nel signorile quartiere del Salario. L'obiettivo del fotografo inquadra il bagagliaio aperto e una ragazza viva, pesta e stravolta, che viene aiutata a uscire dalla polizia. Si chiama Donatella e ha solo 17 anni. Nel bagagliaio c'è anche il corpo della sua amica Rosaria Lopez, diciannove anni, avvolto dal cellophane. Sono sufficienti poche ore per chiarire che cosa si nasconde dietro quell'immagine orribile. Il pomeriggio del 29 settembre le ragazze sono state attirate con il pretesto di una festa in una villa di San Felice Circeo dal ventenne Angelo Izzo e dal suo coetaneo Gianni Guido. Per due giorni i due, sotto l'effetto di cocaina e anfetamina, le hanno denudate, segregate, minacciate con una pistola, costrette ripetutamente a compiere sesso orale e a inscenare un rapporto lesbico. La situazione è precipitata con l'arrivo di un amico dei due carnefici, Andrea Ghira, che ha violentato Rosaria per via vaginale e anale. Tutti poi hanno concorso a toglierle la vita immergendole la testa nella vasca da bagno piena d'acqua. Donatella si è salvata solo perché gli assassini, dopo averle fatto un'iniezione di sedativo, averla percossa con un bastone e soffocata con un cuscino, la credevano morta. Rintracciare Guido, al cui padre è intestata la Fiat 127, e fermare Izzo, è solo questione di ore. La polizia invece non riuscirà mai ad arrestare il più scaltro Ghira, che gode di un'efficace rete di protezione e sparirà nel nulla.
(...)
Lo stupro è ancora considerato un delitto contro la morale, e in molti casi a finire sul banco degli imputati è la donna. Perché se è stata violentata forse è di cattivi costumi, indossava abiti succinti o aveva scatenato il desiderio del maschio, Per il movimento femminista il Circeo rappresenta così un'ottima occasione per denunciare le storture, l'arretratezza e il maschilismo dell'intera società italiana degli anni Settanta dove la condizione della donna rimane quella tipica di un paese premoderno. La presenza in corteo delle donne femministe anima il processo che si tiene a Latina. Le femministe fanno di Donatella un simbolo (...)



Il padre di Izzo, Rocco, è un professionista affermato. La madre di Ghira è una triestina di origini nobili; il padre, Aldo, è un ex atleta olimpionico di nuoto, animatore della squadra Settebello alle Olimpiadi di Londra del 1948, e possiede un'impresa edile. Il padre di Guido è un importante funzionario di banca. Tutti poi li conoscono come fascisti...Izzo era già finito sotto processo, insieme con altri due amici, per aver sequestrato due minorenni, in questo caso di buona famiglia, e averle costrette a un rapporto orale. Era stato condannato a due anni per violenza carnale, ma la pena era stata sospesa con la condizionale. Anche perché Izzo era stato in cura da uno psichiatra, che aveva riscontrato un'alterazione della personalità provocata da un iposviluppo anatomico, da una fimosi operata solo tardivamente, a sedici anni. Ghira invece era stato condannato per rapina a tre anni, ma era uscito dopo soli 18 mesi. La giustizia era stata particolarmente clemente nei loro confronti anche perché i loro famigliari avevano messo mano al portafoglio e risarcito le vittime.



Per l'Europeo sono semplicemente di razza fascista... Antonio Caprarica, che in quel tempo scrive per l'Unità, li definisce "i discendenti dei dignitari del regime mussoliniano". Sulle colonne del Corriere Lietta Tornabuoni parla di "ragazzi della Roma-male, figli di ricchi professionisti, facce carine, pullover alla moda, belle automobili, belle case, belle estati e dietro tutto il nero brulicare che può fare d'un ragazzo un assassino... gli ultimi eredi della colce vita sono neri, e ammazzano"!. Italo Calvino non ha dubbi. Quelli del Circeo sono picchiatori fascisti e quello che hanno commesso è intimamente legato alla loro idoelogia politica. Ancora una volta l'unica voce dissonante dal coro è quella di Pier Paolo Pasolini: 'I poveri delle borgate romane possono fare e fanno effettivamente le stesse cose che hanno fatto i giovani dei Parioli...'.
(...)
Ogni qualvolta Izzo entra in un nuovo carcere, così come farà Guido, si qualifica come detenuto di destra. Fin dalla terza media ha frequentato la sezione del Msi di via Tolmino e la Giovane Italia, e ha un nonno che è stato un acceso fascista ancora prima della marcia su Roma. Ma se riesce a convincere i carcerati per reati comuni non sempre ha successo con i 'politici'. Valerio Fioravanti e Franco Freda, per esempio, lo guardano con fastidio. Per loro non è un fascista ma solo uno stupratore. Questo però non gli impedisce di coltivare rapporti con personaggi noti dell'ambiente, da Ermanno Buzzi a Mario Tuti, da Pierluigi Concutelli e Edgardo Bonazzi. Contatti che gli consentiranno di raccogliere informazioni che poi, a partire dalla metà degli anni Ottanta, quando si trasforma in collaboratore di giustizia, gli risultano estremamente utili.

(Izzo ottiene la libertà anticipata nel 2005 e uccide una donna e sua figlia di soli 14 anni. Gianni Guido fu condannato in primo grado all'ergastolo, poi a 30 anni in appello. Nel 1981 evade e scappa in Argentina. Nel 1994 viene intercettato a Panama e scattano le procedure per l'estradizione. Andrea Ghira, da subito latitante, si arruola nel Tercio spagnolo e muore di overdose nel 1994)

Queste le parole di Donatella Colasanti sui suoi aguzzini: "Sono ragazzi malati che andavano curati. Né estremisti di destra né pariolini. Solo malati bisognosi di cure". (intervista a La Stampa del 3 settembre 1993)

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